Le molte luci e le poche ombre delle rinnovabili in Italia

Rinnovabili in Italia

Siamo all’inizio dei lavori di Copenhagen, dove i grandi della terra dibatteranno sulle soluzioni per salvaguardare il clima del nostro Pianeta e, fra i temi che tratteranno, ci sarà senz’altro quello delle energie rinnovabili.

Nell’augurare loro buon lavoro, si ritiene opportuno fare il punto della situazione delle rinnovabili in Italia e sul potenziale che questo settore ha in serbo per gli anni a venire.

La produzione da parte di fonti rinnovabili di energia ha coperto nel 2016 il 16% del fabbisogno nazionale (per una produzione energetica pari a 58.000 GWh contro un fabbisogno di circa 340.000 GWh), di questa porzione, l’80% è costituito da energia idroelettrica. Questa produzione è stata resa possibile dai 24.000 MW di potenza “rinnovabile” installata che, rispetto al 2015 ha visto aumenti consistenti: +27% di idroelettrico, +10% per le biomasse, +20% per l’Eolico (1000 MW installati nel 2008) e, infine, +400% per il fotovoltaico che arriverà a fine hanno a contare circa 800 MW installati. Questi numeri collocano, l’Italia al quinto posto (dietro a Germania, Svezia, Francia e Spagna) nell’Europa dei 15.

Proprio dal quadro europeo si possono evincere gli sviluppi che le rinnovabili dovranno avere: la direttiva 20-20-20 prevede infatti, fra l’altro, una riduzione del 20% di emissioni di CO2 entro la fine del prossimo decennio e un 20% di produzione di energia da fonte rinnovabile. Negli obiettivi del Governo Italiano, entro il 2018 il mix di produzione energetica, per quanti attiene all’energia elettrica, dovrà essere 50% da fonti fossili, 25% da fonte nucleare, 25% da fonti rinnovabili.

Questi dati significano che in Italia dovranno essere installati NON MENO di 20.000 MW di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, ad una media di 2.000 MW l’anno, per un investimento complessivi stimabile ad oggi in 50 MILIARDI DI EURO (esclusa IVA al 10%).

L’aspetto confortante è che questo pare proprio fattibile: se si tiene conto dei dati sopra detti, solo sommando eolico e fotovoltaico installati nel 2016 si arriva a 1.800 MW.

Con gli incentivi attuali, 100 kW di eolico permettono di ricavare 60.000 Euro/anno con un tempo di ritorno dell’ investimento (stimato in 500.000 Euro, di cui il 20% in proprio ed resto con capitale preso in prestito), in circa 4 anni e con rendimenti del capitale investito che raggiungono il 12,5%. Per quanto riguarda il fotovoltaico, è già stato pubblicato un articolo dove si evidenziano rendimenti variabili fra il 16% ed il 21%

I problemi che devono essere rimossi sono, ed è questo l’aspetto maggiormente negativo, quelli storici del sistema Italia:

Burocrazia ed autorizzazioni

Il frazionamento delle competenze autorizzative fra Regioni, Provincie Comuni rallenta i tempi per la realizzazione degli impianti. Principali responsabili, sono, tuttavia, le regioni, che non hanno sistemi autorizzativi omogenei fra di loro. Anche in occasione della procedura di Autorizzazione Unica, le complicazioni introdotte, la quantità di soggetti chiamati in causa, la quantità di documentazione richiesta, barriere normative, fanno si che i 180 giorni previsti diventino molti di più comportando, purtroppo spesso la mancata realizzazione di impianti.

Non solo: in regioni “appetibili” per gli investitori, quali, ad esempio, Puglia e Sicilia, si sono già manifestati problemi legati alla capacità della rete elettrica di distribuzione e trasporto a fare fronte alla crescita della capacità produttiva locale. Le pesantezze burocratiche rallentano anche lo sviluppo delle infrastrutture di cui le rinnovabili necessitano.

Industria manifatturiera mai sviluppata

Per quanto riguarda l’eolico, le industrie italiane agli inizi degli anni ’90 erano all’avanguardia ma ad oggi non detengono più questa posizione, i leader sono ora i Danesi perché negli anni passati proprio in nei paesi scandinavi sono stati realizzati molti impianti eolici, a differenza di quanto succedeva in Italia. Il panorama nel settore fotovoltaico non è diverso, l’unica differenza è che una leadership dell’industria italiana non c’è mai stata. In merito, gli addetti ai lavori possono avere riscontrato negli ultimi due anni l’aumento delle industrie spagnole nelle fiere del settore, mentre esse non erano presenti affatto prima che fosse varato un conto energia in Spagna.

Senza entrare nel merito, sottolineiamo che un impianto per la produzione di moduli in silicio amorfo è assimilato in Italia ad un stabilimento chimico ed i tempi di autorizzazione di un tale impianto sono, in pratica, di circa tre anni.

Incentivi e politiche di indirizzo

La differenziazione degli incentivi per la varie fonti rinnovabili e la loro entità sono alla base del rendimento attribuibile all’investimento. È evidente, quindi, che la valorizzazione dell’incentivo piloterà, almeno fino a quando le rinnovabili non produrranno energia elettrica a costi “di mercato”, la tipologia di impianto che gli investitori tenderanno a realizzare. In aggiunta l’aspetto incentivi va inserito in un contesto congiunturale di scarsa disponibilità di denaro pubblico. In merito la componente tariffaria A3 che ciascuno di noi paga in bolletta elettrica ammonta ad oggi a 2.900 Milioni di Euro annui, che restano però solo 1.200 Milioni escludendo le fonti assimilate del CIP6 … I CIP6 e le assimilate sono un’altra triste storia italiana e tutte le volte che qualche governo a provato a porre rimedio i grossi gruppi petroliferi che il massimo vantaggio traggono dai CIP6 sono sempre riusciti a bloccare interventi correttivi.

Per esempio, la legge istitutiva prevede un aggiornamento annuale del valore del Cip6 sulla base del miglioramento tecnologico. Ogni volta che l’Autorità ha tentato di aggiornare (e così ridurre) questo valore, c’è stata una levata di scudi dei produttori di “assimilate”. Alla fine l’Autorità si è arresa. Di fatto, ad oggi, oltre il 7% dell’importo della bolletta elettrica è utilizzato per finanziare impianti di incenerimento che bruciano scarti di raffineria e di lavorazioni industriali, plastica dai rifiuti urbani e assimilati e molte altre sostanze inquinanti.

In relazione a quanto sopra, non pare ammissibile che i detrattori delle rinnovabili utilizzino come argomento avverso il fatto che esse devono essere incentivate: 800 MW di fotovoltaico ad un prezzo medio di 5000 Euro/KW costituiscono un volume di 4 Miliardi di Euro, a cui corrisponde un aliquota IVA del 10%, ossia pari a 400.000 Milioni di Euro, che per gli impianti al servizio delle abitazioni non è detraibile da parte del soggetto responsabile: forse anche questo è un contributo alle casse dello Stato.

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